alberghi, albergo, tartana, albergo ristorante, ristoranti castro, ristoranti castro marina, ristoranti marina di castro, grotta la ritunna, grotte castro, soggiorno a castro, stanze, affittare a castro, camere in affitto, affitto camere, case, case vacanza , bed and breakfast, alberghi, alberghi a castro, la tartana, castro, castro marina, castro, mare, salento, puglia, vacanze castro, vacanze salento, vacanze sud, vacanze a castro, vacanze nel salento, mare e sole, alberghi e ristoranti nel salento, alberghi puglia, salento,Castro Marina è una località costiera del Salento , sul versante Adriatico . Dista 15 km da Otranto , 45 da Lecce , 50 da Gallipoli e 25 da Leuca . Le sue origini risalgono ai tempi di Greci e Cretesi, le dominazioni successive: romana, bizantina, saracena, ecc. Castro è una città fortificata, il porto ha fondali naturalmente ed eccezionalmente profondi, ideali per l'accesso di navi e grandi mercantili. Così fu edificata una rocca su un promontorio perché fosse protetta dal mare e dal terrapieno. Il castello che vediamo oggi fu costruito invece in epoca più recente dai Gattinara. Nella località ci sono delle grotte dove ancora oggi i pescatori riparano le reti.Castro, paese di impostazione quasi medioevale, in ottima posizione panoramica, punto d'appoggio per le escursioni alle due delle grotte più importanti della Puglia, la grotta Romanelli e la grotta della Zinzulusa. Essa si divide in Castro superiore che conserva importanti vestigia del suo antico splendore, con resti della Cattedrale bizantina, resti di un maniero cinquecentesco, e i quattro torrioni delle diroccate mura che cingevano la città e Castro marina, con le sue abitazioni raccolte in una insenatura. Sull'origine di Castro le opinioni degli storici sono controverse; alcuni ne attribuiscono la fondazione ai Greci, altri al re cretese Idomeneo, a Japige, a Diomede, ai Pelasgi. Elevata dai Normanni a sede vescovile e divenuta Contea, Castro ebbe alle sue dipendenze un buon numero di feudi e di casali, fu dotata di una Cattedrale (1171), dedicata alla Vergine Annunziata. Il maniero, vanto di Castro e dei Gattinara, feudatari del luogo nel XVI secolo, era stato completamente ricostruito nel 1572 e rinforzato con poderosi baluardi ai quattro spigoli. Si dovette aspettare il XVIII secolo perché il castello, modificato in residenza dei conti di Lemos e Castro, venisse restaurato. Castro Marina, con la sua caratteristica roccia, costrituita da strapiombi di falesie che si tuffano nel mare dai riflessi verdi, con le sue case annidate in una pittoresca insenatura, offre un soggiorno di incantevole meraviglia. Un cenno a parte meritano le grotte costiere che ricadono nel territorio di Castro: Zinzulusa, Romanelli, Ritunna (Rotonda), Ritunneddhra (Rotondella), Palummara (Colombaria), delle Striare (Streghe), dell'Acquaviva (nell'omonima insenatura) e tante altre che soltanto i pescatori conoscono coi nomi convenzionali. La grotta Romanelli fu scoperta dallo studioso locale Paolo Emilio Stasi alla fine del 1800. E interessante non solo come fenomeno carsico, ma principalmente per le sue stupende testimonianze preistoriche. Presenta una stratificazione eccezionalmente regolare: gli strati più bassi, nei quali appaiono 'focolari' umani, risalgono al lunghissimo periodo del clima caldo. A questi strati inferiori si sovrappone un consistente letto stalagmitico provocato da clima piovoso e freddo, ripercussione meridionale dei fenomeni dell'ultima grande espansione glaciale. Sulle pareti della grotta e sui massi franati dalle pareti stesse sono apparse primitive figure graffite, alcune delle quali sono interpretabili come rappresentazioni umane, altre di bovini. In queste ultime l'animale viene messo in rilievo nella sola parte antero-superiore, con sicurezza di tratto e un certo naturalismo, il che lascia intendere qualche remota analogia con le note rappresentazioni di animali dell'arte paleolitica superiore del sud - ovest dell'Europa. La grotta Romanelli dà il nome alla cosiddetta 'cultura romanelliana' della preistoria. La visita è riservata solo agli studiosi, ed occorre il permesso della Soprintendenza alle antichità della Puglia. La grotta è raggiungibile via terra da Castro Marina, o in barca con una escursione di un'ora di mare.La Zinzulusa, per quanto noto, non è lunga più di 150 metri, anche se numerosi sono gli indizi che fanno supporre un ulteriore sviluppo in rami non ancora esplorati. L'Atrio della Grotta è una falesia alta oltre 30 metri sul livello del mare ed è sorretta da due pareti laterali di roccia sulle quali la volta scarica il proprio peso. Il ricco materiale ossifero qui rinvenuto ha restituito resti di rinoceronte, elefante, orso speleo ed ippopotamo. Al suo interno sono ancora visibili i resti degli sbocchi di antichi fiumi sotterranei, dello stesso genere di quelli che oggi, determinano correnti ascensionali nel braccio di mare antistante, con evidenti giochi di rifrazione dovuti alle diverse densità dell'acqua dolce che si mescola a quella marina. Dall'Atrio il fondo della grotta sembra poco più che una breccia nella roccia, ma subito dietro la prima stalagmite il cunicolo si allarga nel Vestibolo. Qui sono state rinvenute le testimonianze di un insediamento umano: reperti del Paleolitico (bulini, lame, grattatoi) e del Neolitico (ceramiche, manufatti in osso, ossidiane, selci). Sul lato sinistro del Vestibolo si trova la Conca, un laghetto dalla superficie di circa 100 mq e profondo 7 m nel quale fu rinvenuto vasellame dei periodi Neolitico ed Eneolitico. Dalla Conca si diparte il tratto più lungo della grotta, chiamato Corridoio delle Meraviglie a causa delle stupefacenti concrezioni calcaree. Lungo il Corridoio si trova il Trabocchetto, un piccolo specchio d'acqua limpidissima, e gruppi di stalattiti e stalagmiti ai quali sono stati attribuiti gli appellativi di Sentinella, Baldacchino, Cascata, Aquila, Prosciutto, Pulpito, Leggìo, Presepe, Spada di Damocle, per la più o meno accentuata rassomiglianza delle concrezioni con tali figure. Dalla Cripta, ultimo tratto del corridoio dalle numerose colonne calcaree, si apre repentinamente il Duomo, alto, nel suo culmine, circa 24 m ; questo fu scavato, tra pareti di roccia tufacea, da turbolente acque sotterranee e sul suo pavimento, oggi completamente ripulito, si erano accumulati 10 m di guano prodotto dai pipistrelli, i veri signori della grotta. Dal Duomo si raggiunge il Cocito, laghetto sotterraneo dove Bottazzi nel 1922 scoprì due piccoli crostacei, relitti di una fauna paleomediterranea protetti nella grotta dai mutamenti che l'ambiente esterno ha subito nei millenni.